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Research Market strategy
by Swissquote Analysts
Daily Market Brief

Trump scatena timori di guerra commerciale, NZD richiesto

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Sorpresa… Trump scatena timori di guerra commerciale

By Peter Rosenstreich

C’è preoccupazione per le sanzioni economiche USA contro Huawei e le ricadute sui negoziati commerciali. La Cina ha comunicato che reagirà alla decisione di procedere, giovedì, di Trump, con l’ordine esecutivo volto a vietare l’utilizzo di apparecchiature Huawei nelle reti USA. La rottura dei colloqui sino-cinesi danneggia gli indici cinesi. L’indice composito di Shanghai ha ceduto il 2,7%, invece il Nikkei 225 ha guadagnato lo 0,9%. In teoria, i mercati dovrebbero ignorare questa tattica aggressiva di Trump. Ma i segnali di un rallentamento globale hanno alzato la posta in gioco sulla stabilità della relazione commerciale fra USA e Cina. L’impostazione accomodante delle banche centrali è l’unica cosa che fa davvero rimanere a galla le borse, mentre crescono i timori di un rallentamento marcato della crescita. Se a questo aggiungiamo l’incertezza sul fronte geopolitico dovuta alla retorica aggressiva di Trump nei confronti dell’Iran, con l’invio di navi da guerra in Medio Oriente basato su dati d’intelligence fragili, torna in mente il 2003. Come ha affermato Stephen Colbert, “peggiore giovedì di reminiscenze di sempre”. Il nervosismo globale ha generato tendenze evidenti, con il calo dei mercati emergenti e delle valute sensibili alla crescita e il rialzo delle monete considerate storicamente rifugi sicuri. Tuttavia, la volatilità ATM a 1 mese delle valute G10 rimane modesta, inferiore alle media mobile a 55 giorni. L’EUR/USD rimane bloccato in una fascia che fa sbadigliare posta fra 1,11 e 1,1250. Non ci sembra che le notizie attuali seguano un cambiamento strutturale, ma i rischi crescono e il rialzo dell’azionario sembra ancor più limitato.

NZD richiesto nonostante l’aumento delle tensioni geopolitiche

By Vincent Mivelaz

Nonostante l’acuirsi delle frizioni con l’Iran e l’escalation dello scontro commerciale con la Cina, sembra che il kiwi scambi nella direzione opposta. Anche se sul mercato domina l’avversione al rischio, con la conseguente richiesta di beni rifugio, il dollaro neozelandese rimane in territorio positivo. La tendenza, però, sta per invertirsi, dovrebbero, infatti, tornare in gioco i fondamentali. La recente pubblicazione del PMI manifatturiero di aprile, pari a 53 punti (precedente: 51,9), per quanto in rialzo, ha deluso i 54,5 punti previsti, e la decisione della scorsa settimana della banca centrale neozelandese (Reserve Bank of New Zealand, RBNZ) di tagliare il tasso OCR al minimo storico dell’1,50%, anche se previsto, non ha fatto calare di molto la valuta. Inoltre, la flessione dei prezzi alla produzione nel T1, analoga a quella dell’IPC primario, conferma una debolezza globale dell’inflazione, per cui la RBNZ non ha altra scelta se non allentare la politica monetaria e potenzialmente tagliare, se necessario, il suo tasso di riferimento per la seconda volta quest’anno.

Al momento la coppia NZD/USD scambia nella fascia dell’ottobre 2018 (-0,95% dall’annuncio del taglio del tasso della RBNZ). La coppia dovrebbe scendere ancora. Permane un forte supporto a 0,6517 (minimo 31/10/2018).